Per molto uomini è un rito tutte le mattina farsi la barba prima di andare in ufficio. Quanti rasoi usa e getta finiscono in pattumiera! Quanta acqua sprecata! Quanto inquinamento!
No, la soluzione non è tornare ai tempi delle caverne e lasciarsi crescere la peluria del viso come eremiti. Magari però qualche accorgimento può far risparmiare qualche ferita alla natura già provata. Intanto si può evitare di usare un rasoio usa e getta: i più capaci possono ricorrere al classico rasoio da barbiere, che è anche più efficace e stressa meno la pelle perchè non necessita di doppie o triple passate. Il rischio di tagliarsi però è alto e quindi, attenzione!
La schiuma da barba che viene usata abitualmente è molto inquinante, ma è necessario un lubrificante per ammorbidire la pelle e accompagnare il rasoio. Non si può ricorrere a qualche alternativa? Mi viene in mente l’olio d’oliva, che di sicuro lubrifica e nutre la pelle, anche se per toglierlo dal viso poi è necessario un sapone che rischia di danneggiare la pelle già provata dalla lama del rasoio. L’ideale sarebbe un lubrificante specifico a base acquosa, studiato proprio per la pelle. In farmacia se ne trovano di diversi tipi e basta pochissimo per ottenere l’effetto necessario alla rasatura.
Altro consiglio scontato, ma non per questo meno importante è di evitare lo spreco d’acqua. Quanti lasciano il rubinetto aperto durante tutta l’operazione della barba? Litri e litri di acqua potabile sprecata! L’accortezza di chiudere il rubinetto è la principale prima di ingegnarsi con altri provvedimenti.
Fa freddo, quello 2009/2010 è un inverno piuttosto rigido in Italia. Alla faccia del surriscaldamento globale.
Eppure la Nasa afferma che il riscaldamento globale è un dato inequivocabile. Lo si evince da un rapporto nel quale si afferma che quello appena trascorso (2000-2010) è il decennio più caldo da quando si registrano le temperature, ovvero dalla fine dell’ottocento.
E proprio il 2009, sarebbe l’anno più caldo dopo il 2005, mentre il 2008 il più freddo, in una schizofrenia di numeri e statistiche che dimostrano una tendenza ma non spiegano sbalzi così repentini tra un anno e l’altro.
Secondo la Nasa e in particolar modo James Hansen del Goddard Institute for Space Studies (Giss), il riscaldamento del pianeta è un dato che prosegue senza interruzioni. In particolare si può affermare che nel corso delle ultime tre decadi, la temperatura superficiale mostra una tendenza al rialzo di circa 0,2° C per decennio. Dal 1880 si osserva una chiara tendenza al riscaldamento, anche se questo processo ha subito un rallentamento negli anni compresi tra il 1940 e il 1970.
Che iniativa intelligente! Oggi Los Angeles celebrerà il No Bag Day, la giornata senza buste di plastica. Per tutto il giorno, per 24 ore, si chiede a chi fa acquisti e a chi vende i prodotti di scegliere borsa per la spesa riutilizzabili al posto delle buste di plastica.
L’evento ha lo scopo di promuovere l’uso di borse riutilizzabili tra i cittadini, ai quali verranno distribuite circa 20.000 borse per la spesa e di diffondere il messaggio anche tra i venditori, perché tutti possano contribuire con una piccolo gesto a diminuire l’inquinamento. Si stima che i soli abitanti della provincia di Los Angeles utilizzino circa 6 miliardi di sacchetti di plastica all’anno.
Anche se siamo lontani da Los Angeles possiamo condividere l’iniziativa nei nostri acquisti quotidiani, come dice la bellissima illustrazione che apre questo articolo, home page di HealtheBay, associazione promotrice della giornata senza sacchetti di plastica: anche se l’inquinamento dei sacchetti di plastica colpisce in particolar modo le coste California, tutti dovrebbero dare il proprio contributo perché indirettamente ne risentono la salute e il portafogli di ogni cittadino, indipendentemente dal paese in cui vive.
Se ne parla sempre troppo poco, e se il mondo non si dà da fare per ridurre le emissioni di Co2 la catastrofe annunciata dagli scienziati sarà inevitabili.
L’Italia ce la può fare a tagliare le emissioni serra del 70 per cento entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. E può raggiungerlo senza il nucleare. Come? Lo descrive lo scenario Energy [R]evolution Italia preparato da Greenpeace con il supporto tecnico dell’Istituto di Termodinamica del Centro Aerospaziale Tedesco (DLR). Il punto di partenza è il forte rilancio delle rinnovabili chiesto dall’Europa che ha fissato l’asticella ad altezza 20: 20 per cento di energia pulita entro il 2020. Oggi il contributo delle rinnovabili alla domanda di energia primaria in Italia è poco sotto il 7 per cento, mentre il 93 deriva da fonti fossili. La strada è lunga e va divisa in tappe. La prima mossa sono le misure di efficienza energetica che permetteranno di ridurre l’attuale domanda di energia di circa il 32 per cento al 2050.
Alleggerito il carico dall’inutile fardello dello spreco, le rinnovabili potranno soddisfare entro il 2050 il 61 per cento di questo consumo totale dimagrito dall’aumento di efficienza. Il resto della domanda sarà coperto principalmente dal gas, trascurabile il contributo del carbone. Dal punto di vista della produzione di energia elettrica, entro il 2050 le rinnovabili arriveranno al 76 per cento soprattutto per merito del solare, dell’eolico e delle biomasse prodotte in modo sostenibile.
Buona parte del calore sarà ricavata usando collettori solari e geotermici. Nel settore dei trasporti le fonti rinnovabili supereranno quota 50 per cento al 2050 grazie all’adozione su vasta scala di mezzi elettrici; più limitata invece la produzione di biocarburanti. Read the rest of this entry »
L’impatto ambientale dei rifiuti alimentari è maggiore di quanto si pensi. Il cibo buttato contribuisce infatti all’eccesso di consumo di acqua dolce e di combustibili fossili oltre che di gas serra, come metano e biossido di carbonio, durante la fase di decomposizione. Questi i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Plos One , condotto dai ricercatori del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases , che hanno calcolato il contenuto energetico degli scarti alimentari complessivi negli Stati Uniti. Ai rifiuti alimentari corrisponderebbe quasi un quarto del consumo totale di acqua potabile e a oltre 300 milioni di barili di petrolio all’anno, circa il quattro per cento dei consumi complessivi di petrolio degli Stati Uniti. I ricercatori hanno trovato che dal 1974 a oggi negli Stati Uniti i rifiuti alimentari pro capite sono cresciuti del 50 per cento, superando le 1400 calorie per persona al giorno, per un totale complessivo di 150.000 miliardi di calorie all’anno. Alla luce di questi risultati, le valutazioni condotte in studi precedenti sottostimavano del 25 per cento queste quantità. Gli scienziati hanno calcolato la differenza fra i rifornimenti alimentari negli Stati Uniti e il cibo consumato dalla popolazione, quest’ultimo stimato sulla base di modelli matematici già validati da altri studi che correlano il peso corporeo, il suo metabolismo e il cibo assunto. Secondo i ricercatori, il progressivo aumento degli scarti alimentari indicherebbe che “l’epidemia” di obesità che desta tanto allarme nel paese potrebbe essere il portato di una accresciuta disponibilità di alimenti e delle politiche di marketing di industrie alimentari e e catene di distribuzione che rendono i cittadini incapaci di commisurare l’assunzione e l’acquisto di cibo alle loro necessità.
E pensare che in altre parti del globo la fame è ancora emergenza.
Risparmio, energia, ecologia e buoni pasto: cosa hanno in comune queste parole? A trovare il minimo comun divisore ci ha pensato Day Ristoservice, che ha collegato l’idea di risparmio economico che ha un’azienda che utilizza il servizio buoni pasto al risparmio energetico. Da qui il passo alla sensibilizzazione ecologica è stato breve, per questo Day ha scelto di sostenere l’ambiente con diverse iniziative, tra cui un progetto di forestazione nel Parco del Delta del Po.
Venerdì scorso, 14 novembre, è partito il progetto “Parchi per Kyoto”, che prevede la piantumazione di 250 alberi in Emilia Romagna grazie al contributo della DAY. L’iniziativa è promossa dal Comitato Onlus Parchi per Kyoto, costituito da Federparchi, Federazione italiana parchi e riserve naturali e Kyoto club, un’organizzazione no-profit impegnata nel raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto. L’evento vanta collaborazioni con Legambiente, AzzeroCO2 e il patrocinio del ministero dell’Ambiente.
Nel verde del territorio del Comune di Argenta (Fe) sono stati i bambini della locale scuola elementare a piantare i primi venti alberi che daranno vita a un nuovo bosco della superficie di circa quattro ettari. Le specie scelte sono quelle tipiche delle zone del delta del Po, che secoli fa ricoprivano l’intera pianura padana e l’uomo ha progressivamente sfruttato: l’olmo comune, il pioppo bianco e il salice.
Day Ristoservice ha scelto di finanziare nel 2008 il progetto Parchi per Kyoto, un’iniziativa di forestazione realizzato da Federparchi e Kyoto Club che abbraccia l’intero territorio nazionale.
Attraverso una raccolta fondi e una campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione, Parchi per Kyoto si pone l’obiettivo di piantumare nei Parchi regionali, nazionali e internazionali e nelle aree urbane centinaia di migliaia di alberi che possano assorbire l’anidride carbonica e contrastare i cambiamenti climatici. Kyoto Club infatti è impegnata nel raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, che mira ad un sensibile miglioramento delle condizioni climatiche con un abbattimento dell’anidride carbonica (Co2) presente nell’aria.
Per ogni 20 euro raccolti è piantato un albero in una delle aree individuate. Il progetto finale prevede la piantumazione di migliaia di alberi che possano “pulire” l’aria dall’eccesso di gas inquinanti e contrastare così i cambiamenti climatici.
Nella giornata di venerdì 14 novembre, il via al progetto di forestazione di un’area del Parco del Delta del Po è stata l’occasione di una tavola rotonda intorno alla tematica portante del progetto “Parchi per Kyoto”. Per aspirare ad un futuro ecologicamente migliore è necessario migliorare la qualità dell’aria: “produciamo troppi gas inquinanti – ha affermato il Presidente di Legambiente dell’Emilia Romagna Luigi Rambelli, presente all’incontro – per questo ci stiamo impegnando a produrre più energia pulita, ma i risultati previsti ancora non sono stati raggiunti”.
Presente all’appuntamento anche l’assessore comunale all’ambiente del Comune di Argenta Filippo Mazzanti: “Non posso che essere contento del fatto che Argenta sia il punto di partenza per riforestare le campagne. Siamo felici perché contribuiamo ad abbattere un po’ di Co2 nociva anche per l’uomo. In questo modo ripristiniamo l’ambiente originario scomparso perché sfruttato dall’uomo”.
Per la Day Ristoservice, società produttrice di buoni pasto e finanziatrice del progetto è intervenuta Anna Aisa, che ha spiegato come l’azienda affiliata a Camst abbia deciso di sponsorizzare l’iniziativa: “Il tema del risparmio, da sempre collegato ai buoni pasto, è stato determinante nel sensibilizzare alla problematica ecologica. Ciò ha portato Day a fare diverse scelte come la raccolta differenziata di carta e plastica in tutti i nostri uffici. In seguito abbiamo sentito l’esigenza di estendere il nostro impegno anche al di fuori dell’azienda, da qui la decisione di contribuire alla piantumazione di alberi per l’impatto ambientale corrispettivo agli 80 dipendenti della nostra società”.
Per il Kyoto Club, ente onlus finanziatore del progetto ha partecipato Alessandro Faia, che ha spiegato che con gli alberi piantati nei parchi di tutta Italia si abbattono 5.000.000 di chili di Co2, ovvero l’inquinamento generato da trecentomila auto in un mese.
Soddisfazione è stata espressa dalla Direttrice del Parco del Delta del PoLucilla Previsti e dai rappresentanti delle Province di Ravenna e Ferrara, coinvolte nell’iniziativa.