Il ministro per l’attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi, ha formulato la proposta di abolire la pausa pranzo, o quantomeno di renderla facoltativa al fine di permettere, tra l’altro, ai lavoratori di uscire un’ora prima.
“La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare – ha affermato il ministro ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare”.
Per tutti? E’ possibile generalizzare? Rotondi al riguardo non ha dubbi: “Chiunque svolga un’attività in modo autonomo – ha sostenuto ieri nel corso di un’intervista - abolirebbe la pausa pranzo, casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi”.
Questa proposta ha alimentato diverse polemiche, ma è stato lo stesso ministro a sottolineare che non trattasi di un provvedimento all’ordine del giorno.
Insomma, è giusto saltare il pranzo per recuperare un’ora e andare prima a casa? A conti fatti, i nutrizionisti lo sconsigliano, mentre i Sindacati sembrano essere tutt’altro che favorevoli a quello che è in tutto e per tutto un diritto del lavoratore.
In ogni caso, rispetto al passato, molte cose sono cambiate riguardo alla pausa pranzo; come mette in evidenza la Coldiretti, infatti, è oramai un italiano su cinque che sul posto di lavoro, anziché andare al ristorante o al fast food, si porta il cibo già pronto rigorosamente da casa.
Questo probabilmente viene fatto un po’ per risparmiare, ma anche e soprattutto per potersi garantire una buona qualità del cibo assunto e, quindi, una buona alimentazione.
E voi, che ne pesante della pausa pranzo? Giusto abolirla, o quantomeno renderla facoltativa?

