Telelavoro? Sì. Ma. Però.
Negli ultimi anni si è sviluppato sempre più il cosiddetto telelavoro, che prevede che il lavoratore resti presso il suo domicilio a svolgere determinate mansioni. Non più scrivania/computer/ufficio, ma le comodità di casa propria senza dover sopportare lo stress quotidiano da traffico.
Diversi studi (tra cui quelli di Jeanne Moore e Tracey Crosbie dell’università del Teeside, in Inghilterra) hanno portato alla luce benefici, ma anche punti deboli di questo tipo di lavoro: tra i punti a favori c’è da annoverare l’orario flessibile, l’indipendenza e la libertà dai controlli dei superiori. Il dipendente sviluppa autonomia decisionale, in quanto è alle prese con una grande dose di responsabilità che può stimolare creatività, ma i “contro” non mancano.
E’ stato rilevato che lavorando da casa la vita privata viene letteralmente invasa dal lavoro (e non potrebbe essere altrimenti) e le ore dedicata a quest’ultimo diventano ben di più di quelle previste. E’ più difficile, insomma, “staccare”, così come si possono rilevati diversi motivi di disturbo: bambini rumorosi, telefono e campanello.
Se il lavoro da svolgere prevede imballaggio o montaggio di strumenti ci possono essere problematiche legate allo spazio disponibile e alla sicurezza casalinga, ma anche socialmente, la mancanza del confronto con i colleghi può generare senso di alienazione e frustrazione.

