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Archive for gennaio, 2009

Telelavoro? Sì. Ma. Però.

Negli ultimi anni si è sviluppato sempre più il cosiddetto telelavoro, che prevede che il lavoratore resti presso il suo domicilio a svolgere determinate mansioni. Non più scrivania/computer/ufficio, ma le comodità di casa propria senza dover sopportare lo stress quotidiano da traffico.

Diversi studi (tra cui quelli di Jeanne Moore e Tracey  Crosbie dell’università del Teeside, in Inghilterra) hanno portato alla luce benefici, ma anche punti deboli di questo tipo di lavoro: tra i punti a favori c’è da annoverare l’orario flessibile, l’indipendenza e la libertà dai controlli dei superiori. Il dipendente sviluppa autonomia decisionale, in quanto è alle prese con una grande dose di responsabilità che può stimolare creatività, ma i “contro” non mancano.

E’ stato rilevato che lavorando da casa la vita privata viene letteralmente invasa dal lavoro (e non potrebbe essere altrimenti) e le ore dedicata a quest’ultimo diventano ben di più di quelle previste. E’ più difficile, insomma, “staccare”, così come si possono rilevati diversi motivi di disturbo: bambini rumorosi, telefono e campanello.

Se il lavoro da svolgere prevede imballaggio o montaggio di strumenti ci possono essere problematiche legate allo spazio disponibile e alla sicurezza casalinga, ma anche socialmente, la mancanza del confronto con i colleghi può generare senso di alienazione e frustrazione.

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Ho trovato il lavoro dei miei sogni!

Fermi tutti! Ho trovato il lavoro che cercavo!
“AAA guardiano cercasi per isola in mezzo al mare: orario flessibile, vitto e alloggio vista mare, compenso di 70 mila euro per 6 mesi.”
No, non l’ho sognato questa notte dopo aver mangiato una sostanziosa peperonata, questo è un annuncio vero pubblicato sul sito dell’ente del turismo del Queensland, in Australia e riguarda la bellissima isola di Hamilton.
Già mi ci vedo sguazzare nelle acque limpide di questo paradiso a forma di cuore, nel dolce far niente, giocando con i pesci variopinti e con una perenne e naturale tintarella sulla pelle. Il duro lavoro di guardiano consiste nel dar da mangiare alle tartarughe, ritirare la posta e curare un blog sulle bellezze dell’isola. L’orario di lavoro è di 12 ore. Non al giorno, ma al mese!
La mia candidatura va spedita al sito www.islandreefjob.com.
Ecco la fregatura: ad oggi ci sono già state 30 milioni di richieste, e solo uno ce la farà.
Ok, dov’è il tabaccaio più vicino? Torno a giocare al Lotto.

 

Domenica? Ti aspetto per il drunch….

Mode e abitudini cambiano… il brunch della domenica mattina? Superato.
Arriva una nuova tendenza già in auge in America che ha  conquistato Gran Bretagna,  paesi scandinavi e ora anche la Francia : il drunch.
E’ il corrispettivo serale del brunch, a metà strada tra dinner e lunch , si fa la domenica sera tra le 17 e le 21 , ci si vede a casa o in un locale tra amici, tutto in modo informale attorno ad un buffet leggero. E’ fatto proprio per riunire un po’ di amici senza darsi troppo da fare in cucina e soprattutto per non fare troppo tardi, un po’ come un aperitivo senza cena : dopo il drunch tutti a letto.
Questo nuovo comportamento non è sfuggito al marketing del settore dell’arredamento e degli elettrodomestici, che si sono subito ingegnati per rispondere alla domanda di prodotti per le nuove esigenze: contenitori extra large, piattoni o insalatiere di varie forme e colori, tavoli bassi da salotto abbinati a cuscinoni per rendere confortevoli i drunch-ricevimenti. E inoltre consegne a domicilio per ogni tipo di drunch e molti locali e caffè parigini si sono adeguati esponendo menù per questa nuova buona abitudine.
Ma in fondo, a parte il nome, c’è poco di nuovo per noi : molti locali in Italia da tempo allestiscono aperitivi serali che assumono spesso i contorni di una cena leggera… possiamo quindi dire agli americani di essere stati i precursori del drunch?
In effetti si sa… gli Italiani in fatto di cibo sono sempre avanti….

Buoni psicologo

Scorrendo tra le pagine di repubblica on line, è spiccato ai nostri occhi l’articolo su una proposta francese che ha scatenato dibattiti e polemiche: vado dallo psicologo, me lo paga l’azienda.
Dopo i buoni pasto arrivano i buoni psicologo.
L’idea innovatrice nata appunto a Parigi, è quella di fornire ai dipendenti che hanno problemi di stress o malessere sul luogo di lavoro, dei buoni anonimi utilizzabili per alcune sedute di psicoterapia, presso professionisti che aderiscono a questa iniziativa e che sono specializzati nelle problematiche relative al mondo aziendale.
Negli ultimi anni è sempre data maggior rilevanza all’aspetto psicologico nelle organizzazioni aziendali, ma in questo caso si tratta di aiutare concretamente delle persone a migliorare la propria salute mentale, ovviamente cercando di risolvere problemi specifici creatisi sul luogo di lavoro.

L’iniziativa lanciata da Asp Entreprises, società specializzata in questa tipologia di problematiche aziendali, ha suscitato polemiche in quanto i buoni  psicologo sono visti come un modo da parte dell’azienda di far risolvere i problemi interni a qualcun altro.
Il fatto che qualcuno se ne occupi è già un buon inizio…potremmo ribattere..
Ma quanti buoni psicologo spetteranno a testa e soprattutto quale sarà il criterio di scelta di attribuzione?
Intanto con i buoni pasto siamo al sicuro…. Ogni giorno con te dal 1987….

www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/psicoterapia/psicoterapia/psicoterapia.html

Il mondo dei call-center in un libro e in un film

Un film. Un libro.  Il primo tratto dal secondo, entrambi meritevoli di attenzione poiché interessanti, gradevoli e anche disarmanti.
Il film si chiama “Tutta la vita davanti”, uscito nel marzo dello scorso anno, diretto da Paolo Virzì e interpretato da Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Massimo Ghini e Valerio Mastandrea. Un cast d’eccezione per una pellicola che parla di precariato e lo fa in modo spietato ma anche ironico.
La storia è quella di Marta, una ventiquattrenne siciliana laureatasi nella capitale che non riesce a trovare lavoro se non nel call-center di un’azienda specializzata nella vendita di un apparecchio di depurazione dell’acqua.
Il film analizza l’ambiente di lavoro competitivo in cui si trova la giovane e inesperta laureata, mostrando tecniche motivazionali a tratti assurde ma efficaci e il rapporto con colleghi e amici.
Contratti precari, pochi soldi, ambiente competitivo e ed alienante finiscono per diventare elementi dirompenti nella vita dei protagonisti.
La vicenda raccontata dal bravissimo Virzì è tratta dal romanzo “Il mondo deve sapere” (Isbn edizioni, 2006), della giovane Michela Murgia, che racconta in un allucinato diario, un mese di lavoro presso una nota azienda di vendita di aspirapolveri.  Come fosse un moderno blog, l’autrice ci mostra in modo ancora più spietato del film le tecniche di condizionamento, le riunioni motivazionali, premi e umiliazioni del lavoro svolto da tanti giovani che sperano in un impiego più soddisfacente e sicuro, ma si accontentano.
Il film e il libro fanno sorridere, ma dietro la risata c’è ampio spazio per la riflessione.

Di seguito il trailer del film:

Anno nuovo, buoni scaduti

Siamo tornati! Ci siamo presi una bella vacanza, complici ponti e festività e ne abbiamo approfittato per festeggiare a dovere il Natale e l’arrivo di questo nuovo anno, sperando in un 2009  pieno di tante interessanti novità.
Staremo a vedere e sicuramente avremo modo di parlarne su questo spazio, nel frattempo riprendiamo le nostre chiacchierate intorno al tema del buono pasto, del lavoro, della pausa pranzo.
Solitamente l’arrivo del nuovo anno coincide con la scadenza di molti buoni pasto, che si rivelano quindi non più spendibili. Cosa fare se troviamo dei buoni pasto scaduti il 31/12/2008 nella tasca di una giacca jeans estiva o nel portafoglio tra le foto consunte di fidanzate/i e figli?
Niente paura, quei ticket non sono da buttare, ma possono essere restituiti entro 90 giorni dalla data di scadenza.
Se sei un utilizzatore dei  buoni pasto DAY, devi rivolgerti direttamente all’ufficio del personale dell’azienda per cui lavori o a chi ti fornisce i buoni pasto, che si occuperà di seguire la procedura che permette il rimborso o la sostituzione dei buoni scaduti.
Una buona notizia per cominciare e … vi aspettiamo numerosi sul blog!