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Buono pasto: a chi conviene? 2: a chi lavora.

Il caro vita rosicchia ogni giorno un po’ del nostro potere d’acquisto? I buoni pasto possono aiutarci a difenderlo. Come? Possiamo chiedere al nostro datore di lavoro un’indennità di mensa in busta paga. Oppure i buoni pasto. Che differenza c’è? Che con buoni possiamo spendere fino al 40% in più! Perché i buoni pasto sono esenti da “trattenute” (tasse, previdenza, TFR ecc) fino a 5,29 euro per buono. Per dettagli, potete vedere il sito DAY. In pratica: un buono da 5,29 euro al giorno, per i 23 giorni lavorativi di ottobre fanno 121,67 euro da spendere. Se la stessa cifra lorda venisse versata come indennità, nella nostra busta paga rimarrebbero ben… 80,96 euro. Ovvero, 40,71 euro “mangiati” dal fisco. Invece che da noi! E i buoni pasto DAY si possono spendere anche nelle gastronomie di molti supermercati, oltre che in locali di tutti i tipi.
Ma il benessere non è solo una questione di economia.
È più facile “staccare” dai pensieri quotidiani pranzando con amici e colleghi in un locale e poi pagare con i buoni, piuttosto che mangiare gli avanzi della sera prima su un angolo della scrivania… Infine, i buoni pasto possono essere utilizzati da tutti i lavoratori: dipendenti a tempo pieno, part time e collaboratori. Quindi i buoni pasto non fanno differenze tra le persone, ma possono fare una bella differenza nella vita di tutti i giorni.

1 commento »

  Gil wrote @ ottobre 24th, 2008 at 12:02

Interessante… stamperò questo articolo e lo porterò al mio datore di lavoro.

Magari si convince e li dà anche a noi dipendenti!

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